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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 25 novembre 2017

STADIO, PRONTI AL VIA LIBERA



Non c’è ancora la certezza matematica ma lo Stadio della Roma è (quasi) realtà: manca solo l’annuncio ufficiale. La Conferenza dei Servizi non si è ancora chiusa ma la notizia trapelata nel tardo pomeriggio è di quelle da bottiglia di champagne. Pregiato, per giunta. 
Andiamo per ordine. Il Ponte di Traiano è essenziale: lo aveva scritto la Direzione Strade del Ministero delle Infrastrutture, la Regione e, ancora ieri, la stessa Città Metropolitana lo aveva richiesto domandando due diverse vie d’uscita dall’impianto. 
Su questo tema, unito a quello della insufficiente previsione nella delibera Raggi degli investimenti per la mobilità pubblica, si era generata un’impasse dei lavori della Conferenza. Tanto che, dopo una mattinata - anche con toni piuttosto accesi - trascorsa a discutere sui temi del traporto pubblico e privato, nel pomeriggio, prudentemente, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, la presidenza della Conferenza aveva spostato il dibattito dedicandolo ad affrontare le tematiche urbanistiche.
Nel tardo pomeriggio di ieri, poi, il gran colpo di scena. La rincorsa delle telefonate ha raggiunto il ministro dello Sport, il renziano Luca Lotti, in quel momento in treno insieme al segretario Pd, Matteo Renzi. Frenetico giro di chiamate con il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e, alla fine, la soluzione. 

Il Ponte di Traiano sarà finanziato dallo Stato. 

Ovviamente non all’interno di questa procedura: come Il Tempo aveva già anticipato, non sarebbe tecnicamente possibile perché significherebbe avere lo Stato come cofinanziatore di un progetto privato e, quindi, direttamente come partner commerciale di una società sportiva che, per giunta, è anche quotata in borsa. Assolutamente impensabile. 

Rimane l’unica altra possibilità: il Ponte di Traiano sarà oggetto di un apposito nuovo Accordo di Programma fra lo Stato e il Comune. Verrà considerato di pubblico interesse e, analogamente a quando avvenuto per il Ponte dei Congressi, verrà inserito fra le opere da finanziare. Magari già all’interno del tavolo Raggi-Calenda. 

Del resto, le stesse simulazioni sul traffico che i proponenti avevano presentato dimostrano, al di là di qualsiasi dubbio, che il Ponte di Traiano - 100 milioni circa di costo, da costruire sullo svincolo di Parco de’ Medici sull’autostrada Roma-Fiumicino con due complanari dedicate, ciascuna da 2 km sia in ingresso che in uscita - è in grado di esercitare una capacità di assorbimento di flussi di traffico superiore del 40% rispetto al Ponte dei Congressi (140 milioni di costo, da costruire sempre sulla Roma-Fiumicino ma all’altezza di viale Isacco Newton ma a senso unico in direzione via del Mare/Ostiense e con 45 milioni di euro necessari a pagare la costruzione della viabilità locale accessoria ancora da trovare). 

Insomma, il Ponte di Traiano costa quasi la metà del Ponte dei Congressi e rende quasi il doppio. A testimonianza del suo reale valore di opera pubblica. 

Ancora da capire se questo finanziamento avverrà spostando i fondi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano - tra l’altro risparmiando una quarantina buona di milioni di euro su quanto già stanziato più la restante parte ancora da finanziare per un totale di quasi 90 milioni - oppure, ipotesi tutt’altro che da scartare, con un nuovo finanziamento che copra i costi di entrambi i ponti

Da un punto di vista progettuale, poi, il progetto del Ponte di Traiano è già stato approvato in Conferenza dei Servizi: erano state avanzate, infatti, due prescrizioni. La prima, da parte dell’Ente Roma Natura che gestisce la Riserva naturale della Tenuta dei Massimi, che evidenziava come un pilone del Ponte ricadesse non nell’area vincolata ma in quella di rispetto. Prescrizione risolta spostando il pilone. E la seconda, da parte del Dipartimento Lavori pubblici del Comune, che chiedeva delle prove da sforzo in caso di rottura di uno dei cavi di tiraggio. Anche questa soddisfatta. Tutto questo, quindi, fa sì che il progetto del Ponte di Traiano sia a livello di definitivo e già approvato. Quindi, rispetto a quello dei Congressi, anni luce più avanti. Il Ponte dei Congressi, infatti, deve ancora superare la sua Conferenza dei Servizi visto che la prima progettazione era stata bocciata proprio dallo Stato ed era tornato sul tavolo di ingegneri e architetti.

A questo punto, superato lo scoglio più rilevante, anche in considerazione del tenore dei pareri del Campidoglio, tutti positivi con prescrizioni non particolarmente “pungenti” - basti, per tutti, quello del Dipartimento Mobilità che, dopo aver ribadito che il contributo del Comune sarà dato dall’acquisto dei nuovi treni per la Roma-Lido coperti con parte dei 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione versati dalla Roma, si concentra sulla divisione della “rampa A”, sull’innesto in curva della “rampa Z” di uno degli svincoli della via del Mare - la necessità sarà quella di trovare la quadra fra le varie prescrizioni. 


La Conferenza dei Servizi che sta esaminando la “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma tornerà a riunirsi, probabilmente, il prossimo martedì. La data, formalmente, non è ancora stata annunciata ma questo sembra l’intendimento degli uffici regionali. 
La giornata ha vissuto momenti di tensione, soprattutto in mattinata, quando è andato in scena uno scontro abbastanza acceso fra il Campidoglio da una parte e la Regione e lo Stato dall’altra. 
Tema del contendere, la mobilità pubblica. La Regione, calcolatrice alla mano, ha iniziato a fare i conti sulla capacità della Roma-Lido di trasportare i 20mila tifosi che il Comune ha indicato come la soglia minima da raggiungere. Solo che, appunto con il pallottoliere in mano, i treni che il Comune intende mettere sui binari non sono sufficienti. Insomma, conti sballati. Alla domanda: “come intendete pagare i 10 treni che mancano all’appello”, il Campidoglio avrebbe risposto chiamando in causa progetti di investimento dello Stato. Che, però, ha immediatamente chiarito che non se ne parla proprio: abbiamo già dato, in sostanza, con i 180 milioni di finanziamento per rifare la Roma-Lido. Milioni che la Regione ha tenuto a precisare che non saranno destinati a rafforzare solo il tratto utile allo Stadio ma che, al contrario, devono essere spesi per migliorare l’intera linea, da capolinea a capolinea. 
Un dibattito, questo, che è andato in scena anche davanti Cristina Grancio, la “pasionaria” consigliera comunale 5Stelle contraria al progetto e che, per la sua posizione, era stata prima espulsa dal gruppo grillino e poi reintegrata: “Le problematiche sono tante, in modo particolare sulla mobilità ma non solo, e quindi c’è bisogno di un aggiornamento. Comunque come la penso politicamente si sa, ora attendiamo”, ha detto uscendo dalla sede della Regione. Una presenza in Conferenza dei Servizi, quella della Grancio, che non sarebbe stata per nulla gradita ai “piani nobili” del gruppo capitolino 5Stelle.
Manca almeno una seduta per chiudere la Conferenza dei Servizi. Dalla Regione, l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita, lascia trapelare un cauto ottimismo: “penso che il lavoro di oggi con un’altra seduta abbastanza lunga riuscirà a definire i vari aspetti e armonizzare i vari pareri. La parte più delicata riguarda soprattutto la viabilità privata e il trasporto pubblico che sono a servizio di tutti i cittadini del quadrante”. 
Ora che si avvicina il via libera finale, c’è la corsa ai galloni di paternità: “siamo soddisfatti dell'importante lavoro fatto in Campidoglio in questi mesi e ringrazio gli uffici”, afferma l’assessore all’Urbanistica del Comune, Luca Montuori


Il valore generale delle opere pubbliche previsto nella “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma trova una sua nuova quantificazione dopo l’arrivo del parere del Dipartimento Lavori pubblici che ha applicato anche i ribassi medi “per lavori consimili”.
In totale, la Roma spenderà 143 milioni di euro per queste opere pubbliche: 63 milioni e mezzo, il 44,5%, per quelle definite come “opere a standard”, vale a dire quelle opere, pagate dal costruttore, e che sono obbligatorie per legge come le fogne, le strade, l’illuminazione.
Nello specifico, si tratterà di quasi 41 milioni per i parcheggi a raso e tutta la viabilità interna al futuro complesso di Tor di Valle. Poco più di 12 milioni e mezzo andranno a finanziare il parcheggio multipiano chiamato “par02”. Il gran cavallo di battaglia dell’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, e cioè le idrovore, costeranno qualche migliaio di euro in più di 7 milioni. Soldi che non daranno diritto ad avere in cambio compensazioni. A chiudere il conto, altri 3 milioni per pagare il cosiddetto asse di collegamento interno che, con il ripristino del Ponte di Traiano, probabilmente sconterà un aumento dell’investimento.
E veniamo alle spese che ricevono in cambio cubature a compensazione. Sono poco meno di 79 milioni e mezzo di euro, il 55,5% del costo totale e serviranno a pagare la riunificazione e messa in sicurezza della via del Mare e via Ostiense, per 46 milioni in totale. 
Su questo intervento lo stesso Dipartimento Lavori pubblici ha inserito una prescrizione piuttosto importante: “nel tratto in cui la via del Mare e la Ostiense si biforcano, a cavallo dell’intersezione con il viadotto della Magliana e fino al loro successivo riallineamento, per una lunghezza di 900 metri circa, l’unificazione deve essere concepita realmente in modo da consentire la realizzazione delle rampe di collegamento con il viadotto della Magliana stesso”.
Sette milioni serviranno per la nuova stazione di Tor di Valle del trenino Roma-Lido di Ostia; qualcosa in meno di 10 milioni per  il ponte ciclo-pedonale che connetterà la stazione Fs di Magliana sulla linea Orte-Fiumicino con l’area “curva nord” dello Stadio. Quasi due milioni e mezzo il costo della videosorveglianza e un milione e 735mila euro i due pontili di attracco sul Tevere, elemento, per altro, fondamentale anche in sede di costruzione come punto di scarico dei materiali di cantiere. Infine, l’opera forse più attesa e quella più importante tanto che sarà la prima, la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano costerà 12 milioni e 300 mila euro.

Intanto inizia a fare capolino il problema della stesura della Convenzione urbanistica, cioè il “contratto” che regolerà i rapporti fra i proponenti e il Campidoglio e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione e scaletta delle priorità degli interventi pubblici e privati. Il parere della Direzione edilizia dell’assessorato all’Urbanistica inizia, infatti, a dettare le prime linee guida per la stesura della Convenzione: una competenza della Conferenza dei Servizi che redigerà il testo da far approvare dal Consiglio comunale per diventare efficace. In primo luogo: la manutenzione di tutte le opere pubbliche sarà fissata per un “periodo non inferiore a tre anni dalla data del collaudo”. Ancora: i treni della Roma-Lido previsti dalla delibera Raggi dovranno essere disponibili il giorno dell’inaugurazione dello Stadio. Infine: nella Convenzione dovrà essere indicato il criterio di stima con cui verrà determinato l’ammontare nel tempo della penale che la Roma dovrà corrispondere al Comune qualora venisse sciolto il vincolo trentennale di proprietà Stadio/Società. 





mercoledì 22 novembre 2017

SÌ O NO ALLO STADIO, OGGI I PARERI


Scade alla mezzanotte di oggi il termine ultimo per la consegna, in Regione Lazio, dei pareri unici delle diverse Amministrazioni publiche - Stato, Regione stessa, Città Metropolitana e Campidoglio - coinvolte nella Conferenza dei Servizi decisoria che sta esaminando la seconda versione del progetto di costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle. Al momento in cui scriviamo, non risulta ancora pervenuto in Regione nessuno parere. 
Negli ultimi giorni, secondo quanto trapela dai vari uffici coinvolti, si stanno chiudendo le ultime carte e rileggendo le bozze: Anas e l’Ente regionale Roma Natura - che ha in gestione la Tenuta dei Massimi, area verde protetta sul lato Magliana del Tevere prospiciente parzialmente Tor di Valle - avrebbero inviato i loro pareri relativi alla procedura di Valutazione di Impatto ambientale che, però, non conterrebbero significativi elementi negativi. 
Proprio Roma Natura, in occasione della Valutazione ambientale della prima stesura del progetto Stadio aveva espresso un parere contrario poiché un paio di piloni del Ponte di Traiano ricadevano in una fascia di rispetto vicina alle aree naturali protette: fu uno degli elementi di maggior criticità che determinarono, insieme alla mancanza della variante urbanistica da parte del Comune di Roma, la bocciatura della “versione Marino” del progetto a aprile scorso. 
Questa volta, invece, sembrerebbe - condizionale d’obbligo - che questo parere sia, insieme a quello di Anas, sostanzialmente positivo: sarebbe un ulteriore passo avanti verso l’ok allo Stadio.
Va ricordato, infatti, che le procedure di Valutazione di Impatto ambientale (Via) sono svincolate dalla Conferenza dei Servizi e che, qualora la Via fosse negativa essa comporterebbe, di fatto, l’automatica bocciatura del progetto indipendentemente da qualunque altra ragione.
Per quanto riguarda la Conferenza dei Servizi non è da escludersi, secondo quanto trapela dagli uffici regionali, che i pareri non vengano neanche consegnati oggi ma che giunga una lettera in cui le Amministrazioni si riservano di produrre il parere durante la seduta della Conferenza, convocata per il prossimo venerdì. 
Una procedura che si era già verificata in occasione dell’ultima seduta della precedente Conferenza (quella sulla versione Marino) in cui lo Stato produsse direttamente durante la riunione il proprio parere.

Sempre gli spifferi dei vari uffici pubblici fanno trapelare un cauto ottimismo. Dal Campidoglio ci si aspetta ovviamente un parere positivo. Sarà difficile credere che i tecnici comunali, dopo aver contribuito a scrivere la delibera Raggi sul pubblico interesse, finiscano per bocciare il progetto figlio di quella delibera. 
Anche perché praticamente tutti i dirigenti capitolini stanno partecipando al grande gioco dell’oca dell’”interpello”, vale a dire della candidatura ad occupare altri posti nella ormai prossima rotazione delle poltrone. I curricula dei vari direttori e dirigenti apicali sono nelle mani del sindaco, Virginia Raggi, e dei suoi assessori: in palio non ci sono solo i posti per diventare il nuovo direttore dei Dipartimenti Urbanistica, Lavori Pubblici, Ambiente, Commercio, Sport e Mobilità - tre quarti dei ruoli più importanti del Campidoglio - ma anche quelli per i vicedirettori generali con la responsabilità delle macroaree, fra le quali quella “monstre” che accorperà Urbanistica, Mobilità, Ambiente e Lavori pubblici. 
Quindi, a meno di sorprese clamorose, appare difficilissimo pensare a un “no” dei dirigenti comunali al progetto che sarebbe un “no” alla delibera Raggi. 

sabato 18 novembre 2017

COLLE OPPIO, ATTI IN TRIBUNAL E COMINCIA LA BATTAGLIA


Alla fine il ricorso al Tribunale Amministrativo regionale è arrivato: Fratelli d’Italia - difesa da un pool di avvocati coordinati da Zazza e Del Balzo, con Borre’, Andriani, Dichiara - porta in tribunale il Campidoglio a 5Stelle per lo sfratto della storica sezione del Colle Oppio dalla sede di via delle Terme di Traiano.
Lo sfratto era stato eseguito alle cinque di mattina, da una pattuglia di Vigili Urbani, lo scorso 31 ottobre e aveva dato immediatamente il via a un balletto di accuse. Da un lato il sindaco, Virginia Raggi, e il suo assessore al Patrimonio, Rosalba Castiglione, ad accusare Fratelli d’Italia di essere morosi e abusivi. Dall’altro, il partito della Meloni, con ricevute alla mano, ad accusare la Giunta Raggi di aver compiuto un atto illegittimo per danneggiare la reputazione di FdI alla vigilia del voto a Ostia. 
La vicenda si interseca poi con la cacciata di Andrea Mazzillo da assessore della Raggi al Bilancio e Patrimonio: poco prima di essere defenestrato, Mazzillo, il 9 giugno, aveva portato in Giunta e fatto approvare, una memoria che, facendo proprio un Ordine del Giorno proposto e approvato dai grillini in Consiglio comunale (il 79 del 9 maggio), sospendeva tutti gli sgomberi in atto fino alla definizione del nuovo regolamento. 
Ora si arriva alle carte bollate: stamattina il ricorso sarà notificato al Campidoglio e, più o meno entro una trentina di giorni, i giudici dovranno decidere se la Meloni e i suoi sono abusivi e morosi, come sostiene la Raggi, oppure se la Raggi e la sua Giunta hanno compiuto un atto illegittimo, come sostiene Fratelli d’Italia. 
Il ricorso, di una ventina pagine, è articolato sulla ricostruzione dell’iter amministrativo che già evidenzia un enorme buco. Negli atti notarili del 1925 e 1935 che assegnavano all’allora Governatorato di Roma (antenato del Comune di Roma, ndr) la proprietà di una serie di aree, i locali della sezione del Colle Oppio erano indicati come proprietà privata dei Principi Brancaccio. E, quindi, non sarebbero locali di proprietà pubblica ma privata. 
Dopo di che gli avvocati della Meloni evidenziano la contraddittorietà degli atti assunti dalla Raggi: prima si avviano le procedure di sfratto, poi si sospendono con la Memoria Mazzillo, ma ripartono dopo cinque mesi di silenzio per concludersi con i vigili all’alba del 31 ottobre. 
Altro elemento: i difetti di notifica. Secondo i legali di Fratelli d’Italia il Campidoglio ha compiuto una serie di errori nel notificare gli atti: un po’ come se la multa venisse portata all’indirizzo sbagliato. Per cui, ne deducono, è stato cancellato il diritto al cosiddetto “contraddittorio”, cioè alla possibilità di essere ascoltati dalla Pubblica amministrazione e poter produrre documenti utili. 
Altri motivi di nullità, vanno ricercati nell’abuso d’ufficio (ci si “doveva attenere agli atti consiliari e di indirizzo di Giunta e tenere conto dell’affidamento di FDI alla trattativa in corso sulla corretta determinazione del canone che presupponeva almeno un’alta possibilità di definizione favorevole al rinnovo della concessione”) e nell’eccesso di potere (errori nella quantificazione dei giorni necessari a FdI ad adeguarsi alle richieste del Campidoglio). Per queste ragioni, concludono gli avvocati, vanno annullati tutti gli atti di sfratto. Prossimo appuntamento il Tar che dovrà anche decidere sulla richiesta di sospensiva, “tanto più necessaria - spiega l’avvocato Roberto Zazza - viste le dichiarazioni rese dall’assessore Castiglione in Commissione circa la trasformazione della sezione Colle Oppio in un magazzino”.
Ieri mattina, poi, una nuova sorpresa: “sul cancello di ingresso - afferma ancora Zazza - è stato trovato un Ordine di Sequestro fatto sempre dai Vigili urbani, inviato al Pubblico ministero per la convalida. Strane coincidenze: due atti, sfratto notturno e sequestro mattutino, tutti da giudicare, e tutti disposti il giorno prima del voto” a Ostia, primo turno e ballottaggio.

venerdì 17 novembre 2017

CAOS SULLE STRISCE BLU


Reazioni ufficiali da parte dell’Amministrazione Raggi non ce ne sono state segno evidente che l’annuncio della nuova delibera sulla sosta tariffata anticipato a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, non è certo una sorpresa.
Sulla rete i commenti sono nella quasi totalità negativi: per uno che sostiene le idee dell’Amministrazione grillina altri nove esprimono ben più che scontento. Si va da un ironico “ma nel garage posso sta’ tranquillo o me le mettono (le strisce blu, ndr) pure là” ad un più concreto “mi sembra solo un modo di spillare soldi”. O, ancora: “poi metterei anche gli autovelox in città”, “sta imparando a fare il sindaco, dopo le strisce blu, gli autovelox per fare cassa, poi cambio di limite di velocità ogni 4 o 500 metri”. 


Insomma, i romani non hanno accolto bene l’idea di allargare le aree soggette a sosta tariffata; incrementarne il costo fino a 3 euro; includere nelle strisce blu (calmierate a 50 centesimi) anche gli ospedali; cancellare, almeno in alcune zone, tanto il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio quanto la riserva del 20% di posti auto gratuiti e ridurre a una sola le due targhe esentate dal pagamento per nucleo familiare residente. 


Anche la politica non lascia passare sotto silenzio le idee dell’Amministrazione capitolina. "Quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei romani i 5 Stelle sono sempre i primi, ma in materia di trasporto pubblico in 17 mesi hanno fatto solo danni”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Fabrizio Ghera, che aggiunge: è “un modo per fare cassa e colpire i cittadini”. Gli dà manforte il collega di partito, Andrea De Priamo, vicepresidente del Consiglio comunale: “Se davvero i grillini tradurranno gli annunci dell'assessore ombra alla Mobilità Enrico Stefàno in atti concreti siamo pronti ad una grande battaglia alla quale chiameremo i cittadini indignati”. Anche il Pd fa sentire la sua voce: “Allargare le strisce blu su quasi tutta Roma troverebbe una ratio solo se in questi due anni il trasporto pubblico fosse migliorato”, afferma la consigliera comunale Ilaria Piccolo che ricorda come anche Marino tentò un’operazione simile “cui il TAR si oppose bocciando le modifiche proposte”.

E le strisce blu romane approdano anche alla Camera, con la vice capogruppo della Lega, Barbara Saltamartini che dice: “Cara Raggi, se le metti noi le cancelliamo. È assurdo che dopo lo zero fatto fino ad oggi, la Raggi si svegli per varare un provvedimento che è una stangata per i romani. Ennesima conferma che Pd e M5S sono uguali, sempre pronti a fare cassa con i soldi dei romani”.



In origine fu la sentenza 218 del maggio 2008 del Tar: Gianni Alemanno era diventato sindaco di Roma esattamente da un mese e da soli 11 giorni aveva nominato la sua Giunta dove l’avvocato Sergio Marchi ricopriva il ruolo di assessore alla Mobilità. Il 28 maggio si abbatté la sentenza del Tribunale amministrativo che annullava parzialmente la vecchia delibera Veltroni 104/2004 che allargava le strisce blu a dismisura. 
E il Comune non fece ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza. 
Per cui la sentenza divenne definitiva stabilendo che sono necessari “studi con dati obiettivi” per stabilire che “il numero dei parcheggi sia commisurato al fabbisogno effettivo”, rispettando le “esigenze dei residenti”. Inoltre, il Tar ritenne “illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento”.

Non ricorrere al Consiglio di Stato fu una mia decisione”, racconta oggi l’ex sindaco, Gianni Alemanno. “Io decisi di cavalcare questa sentenza del Tar per ridisegnare completamente il sistema della sosta tariffata su strada”.
E fu la Giunta Alemanno, infatti, a varare l’attuale sistema che, dal 2008, ha resistito già al tentativo di Ignazio Marino di cambiarlo. Un tentativo che si è infranto, di nuovo, sui Tribunali Amministrativi.
L’idea che il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, ha annunciato non tiene conto che dalla crisi economica ancora non siamo fuori e che non sarebbe un modo per privilegiare il trasporto pubblico ma solo uno schiaffo in faccia ai romani. Le cosiddette aree di pregio altro non sono che le vie dello shopping e degli uffici: la maggioranza delle auto che vi sostano sono dei commessi e degli impiegati che, magari, vengono dall’estrema periferia della città dove non ci sono adeguati mezzi pubblici. Aumentare il costo orario delle strisce blu e cassare il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di sosta significa colpire queste categorie, far pagare loro un costo extra per andare a lavorare. Noi saremo in piazza a guidare la rivolta” afferma ancora Alemanno.

Dopo la sentenza del Tar, le strisce blu rimasero sospese in città per 110 giorni fino al 15 settembre. Con le immancabili polemiche: l’allora opposizione di centrosinistra che accusava l’Amministrazione Alemanno di insensibilità, di favorire il traffico e danneggiare l’ambiente e, soprattutto, di danno erariale per i mancati introiti.

Anche la Corte dei Conti mi mise sotto indagine - racconta l’ex Sindaco - per danno erariale. Ovviamente sono stato assolto e l’inchiesta archiviata. E, ovviamente, in quei mesi sono stato sottoposto a una forte pressione mediatica della sinistra che sosteneva una sorta di lotta fra il trasporto pubblico e quello privato. Il Movimento 5Stelle, con questa idea delle strisce blu in tutta Roma, eredita questa contrapposizione per altro fondata sul falso assioma che il trasporto privato finisce per ostacolare quello pubblico. Il problema continua a essere che si ricorre al trasporto privato proprio perché quello pubblico è inefficiente”.


A questo punto, secondo Alemanno, “I 5Stelle devono dotare Roma di un sistema di trasporto pubblico efficiente prima di mettere mano alle strisce blu che devono rimanere così come sono. L’unica strada percorribile è quella, con le opportune verifiche, di costruire parcheggi sotterranei”.


La sentenza del Tar dice che nessuna modifica alla regolamentazione delle strisce blu nella capitale potrà essere adottata senza la partecipazione degli utenti”. In una nota il Codacons rivendica il suo diritto ad essere coinvolto nelle decisioni sulla tariffazione della sosta: “è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato parte nei procedimenti relativi alla definizione dei parcheggi a pagamento di Roma, dopo i ricorsi vinti dall'associazione che portarono sotto la giunta Alemanno alla cancellazione di tutte le strisce blu nella capitale”.
E il Comune farebbe bene a pensarci, visto che fu proprio un ricorso del Codacons, accolto dal Tar, contro la delibera Veltroni 104/2004, a determinare il cataclisma del 2008 che portò il sindaco Alemanno a riformare la sosta tariffata inserendo la quota del 20% dei posti anni gratuiti e il mini abbonamento da 4 euro per 8 ore di parcheggio, entrati nel mirino della futura “riforma Raggi”. 
E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, a Il Tempo dice: “Noi abbiamo la titolarità a discutere con l’Amministrazione comunale e siamo pronti a confrontarci con il sindaco, Virginia Raggi, l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, e il presidente della Commissione, Enrico Stefàno. Prima, però, va interrotta la tolleranza della Polizia Municipale verso la sosta davanti i cassonetti, in doppia e tripla fila. Il Codice della Strada va fatto rispettare, questo prima ancora di tutto. E, in ogni modo, le strisce bianche non si possono eliminare. Anche perché non è vero che aumentare il costo della sosta si traduce in meno macchine in centro: significa solo che in centro finiscono per entrare solo quelli che possono permetterselo”.
E, infatti, la nota del Codacons ribadisce ufficialmente: “Il Sindaco Raggi e il consigliere Stéfano devono convocare il Codacons e far partecipare l'associazione alla definizione della nuova delibera, in rappresentanza dei cittadini romani. In nessun caso sarà possibile eliminare i parcheggi gratuiti perché ciò contrasterebbe con le norme del Codice della Strada, e anche eventuali incrementi tariffari dovranno essere decisi quartiere per quartiere, attraverso una dettagliata istruttoria che individui le zone con particolari criticità sul fronte del traffico e della viabilità”.
Ancora Rienzi: “Le norme che regolano le strisce blu, Codice della Strada, circolari del Ministero dei Trasporti, regolamenti comunali, sono piuttosto stringenti. Qualsiasi delibera che non terrà conto di ciò e che non prevederà la presenza del Codacons alla sua redazione, sarà impugnata al Tar del Lazio e verrà annullata esattamente come le precedenti”. 



La riforma del sistema della tariffazione della sosta, anticipata a Il Tempo dal presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio, il grillino Enrico Stefàno, contempla la possibilità che nella futura nuova delibera quadro che ridisegna il sistema dei parcometri, possano essere cancellati due elementi introdotti dalla Giunta Alemanno in seguito alla sentenza del Tar del 2008. Il primo è il mini abbonamento da 4 euro: inserendo tutti insieme 4 euro nel parcometro, viene consegnato dalla macchinetta un tagliando valido 8 ore consecutive. Il secondo elemento è la riserva del 20% dei posti auto “bianchi”, cioè gratuiti. Alemanno li istituì con due criteri: il primo la diffusione sul territorio, cioè evitare la concentrazione di questi stalli gratuiti tutti insieme ma sparpagliarli sulle strade. Secondo criterio: le auto possono sostare, con il disco orario, solo tre ore. Poi sarebbero obbligate ad andarsene.
La cancellazione di questi due elementi più la riduzione da due a una sola targa per nucleo familiare esentata dal pagamento del parcometro, potrebbe comportare per i romani un aggravio assai consistente delle spese da sostenere.
Non bastassero il bollo di circolazione (la tassa di possesso) e l’assicurazione, in città si rischierebbe di dover ricorrere a un garage privato - altissima la probabilità che possano aumentare vertiginosamente i costi che oggi oscillano per vettura fra i 100 euro fino anche a 250 euro in alcune zone di pregio e prive di posti auto su strada - oppure alla necessità di dover pagare l’abbonamento mensile. Settenta euro, tanto è il costo per poter parcheggiare la propria auto in strada, sulle strisce blu, senza il rischio di beccarsi una multa di 41 euro se non si paga e di quasi 29 se è scaduto il ticket del parcheggio. 

Settanta euro al mese per ogni veicolo oltre il primo: un totale di 840 euro annui, praticamente il costo di un’assicurazione (neanche troppo a buon mercato). 
Difficile quantificare le alternative: le strisce blu sono attive dalle 8 di mattina praticamente tutte, fino alle 18, alle 19, alle 20, alle 23 o anche alle 3 di notte, a seconda delle zone e dei quartieri, più o meno tutti i giorni, con l’esclusione della domenica. Tranne alcune aree all’interno della Ztl a 1,20 € l’ora, il costo è di 1 euro ogni 60 minuti. Coprire integralmente il costo massimo con i ticket potrebbe arrivare a costare anche circa 5mila euro l’anno. Una cifra improponibile.   





giovedì 16 novembre 2017

LA RAGGI CI FA A STRISCE. BLU



Strisce blu praticamente in tutta Roma, via la riserva del 20% di parcheggi gratuiti, cancellazione dei miniabbonamenti da 4 euro/8 ore di sosta; tariffazione anche vicino gli ospedali, riduzione da 2 a 1 targa per nucleo familiare esentata dal pagamento dei parcometri e, dulcis in fundo, aumento fino a 3 euro del costo di ogni ora di parcheggio su strada. Questa è la sintesi della delibera che la Mobilità capitolina sta studiando per portarla in Aula già verso la prossima primavera. 
Spiega Enrico Stefàno, giovane presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio e uno dei quattro “vecchi” della pattuglia 5Stelle in Campidoglio (insieme al sindaco, Virginia Raggi, al presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, e all’assessore allo Sport, Daniele Frongia): “Per febbraio potremmo essere pronti ad andare in Consiglio comunale con una delibera di indirizzo che sarà lo strumento per poi modulare zona per zona la riforma della sosta”.

TUTTA ROMA CON LE STRISCE BLU
Il primo dato della (futura) nuova Delibera è l’allargamento praticamente a tutta la città delle strisce blu, oggi confinate solo nelle zone più centrali. “Vogliamo estendere la sosta tariffata in tutte le sei zone in cui la città è stata suddivisa dal Piano Generale del Traffico urbano (Pgtu)”, spiega Stefàno. In sostanza, se si escludono le aree di aperta campagna al di fuori del Grande Raccordo Anulare, questa estensione delle strisce blu riguarderà ogni zona in cui ci sono case e uffici: da Ostia, Vitinia e Acilia, fino a Pisana, Aurelia e Boccea, Flaminia, Cassia, Grottarossa e Castel Giubileo; Centrale del Latte e La Rustica; Tor Bella Monaca, Torre Angela e Anagnina; Ardeatina, Laurentina e Colombo. “In periferia - aggiunge Stefàno - ovviamente sarebbe un costo molto più basso rispetto al centro”.

LE AGEVOLAZIONI DI OGGI
Oggi i posti auto tariffati sono poco più di 76mila, con un costo di 1 euro l’ora. Però sono previste delle agevolazioni: intanto, dopo una serie di sentenze, il 20% dei posti su strada deve essere lasciato bianco. E, inoltre, è prevista una forma di mini abbonamento giornaliero: mettendo 4 euro nel parcometro, si può lasciare la macchina ferma 8 ore. 

AUMENTANO I COSTI PER I ROMANI
Alziamo la tariffa e via le agevolazioni: “Prevediamo, almeno per alcune zone, di arrivare anche a 3 euro l’ora e di eliminare la possibilità sia dell’abbonamento giornaliero da 4 euro per 8 ore che la cancellazione del 20% di posti auto ‘bianchi’”, spiega Stefàno che chiarisce: “Non si tratta di essere dei talebani contro l’uso delle autovetture private ma dobbiamo far ruotare le macchine e ridurre il traffico privato per fluidificare il trasporto pubblico. L’apertura della Metro C a San Giovanni potrebbe essere una buona motivazione per risolvere il problema delle sentenze del Tar”.
Le zone dove si abbatterà il salasso non sono ancora state identificate ma gli indizi puntano tutti verso le grandi strade dello shopping: via Cola di Rienzo, via Appia Nuova, via Tuscolana, viale Libia. Il che, se da un lato potrebbe evitare che chi fa shopping stia parcheggiato ore e ore, dall’altro potrebbe creare i problemi a chi in quelle strade, nei negozi, ci lavora. E che, quindi, finirebbe per versare una fetta dello stipendio giornaliero nelle casse del Comune.

A PAGAMENTO ANCHE NEGLI OSPEDALI
Altra novità è quella di far pagare la sosta anche vicino gli ospedali: “L’idea - dice Stefàno - è una tariffa calmierata, ad esempio 50 centesimi l’ora. La presenza degli ausiliari della sosta scoraggerebbe l’odioso fenomeno dei parcheggiatori abusivi”. Purtroppo, l’esperienza del Policlinico Umberto I e del Bambin Gesù sul Gianicolo dove la sosta è a pagamento e gli abusivi imperversano dimostra che il rischio concreto è quello che l’automobilista paghi due volte: una l’obolo all’abusivo per non avere danni alla macchina e l’altra il parcometro al Comune. 

MENO AUTO ESENTATE A FAMIGLIA
L’altra grande novità è il taglio, da due a una, delle targhe per ciascun nucleo familiare, esentate dal pagamento della sosta. “Abbiamo verificato che nelle aree di sosta tariffata le due targhe significano trasformare le strade in un garage per i residenti”.

UNA MANNA PER LE CASSE COMUNALI
L’ultimo contratto di servizio fra il Campidoglio e Atac sulla sosta tariffata, siglato dall’Amministrazione Raggi, non lascia molti dubbi: l’incremento dei posti blu avrebbe effetti immediati sulle casse capitoline
Non facili a quantificarsi: i ricavi, fino al 2014, erano pari a 32 milioni e mezzo di euro l’anno. Di questi, Atac riconosceva al Comune poco meno di 4 milioni di euro. Con il nuovo contratto, invece, Atac diventa solamente esattore della tariffa e “gira” tutti gli incassi al Campidoglio. Il quale, a sua volta, paga Atac. Ecco, quindi, che nel bilancio 2016, il Comune stima di incassare oltre 30 milioni di euro dalla sosta e di pagarne ad Atac, come spese, quasi 29. Insomma, rispetto a quando Atac incassava e “girava” al Comune, il Campidoglio ci perde un paio di milioni di euro. Di conseguenza, viste le disposizioni contrattuali fra Atac e Campidoglio, un aumento dei posti blu farebbe incrementare i soldi a disposizione del bilancio comunale 


Napoli e Genova hanno la tariffa minima per le strisce blu più bassa: 50 centesimi l’ora. Milano è la più cara: ogni ora dalla terza in poi, dentro l’Area C (la zona centralissima) costa ben 4 euro e mezzo. 

LE STRISCE BLU NELLE 10 MAGGIORI CITTÀ ITALIANE
Le strisce blu sono ovunque: le dieci più grandi città italiane per popolazione le hanno adottate tutte quante, ogni città ha diviso il tuo territorio in diverse zone modulando i costi. Più si va verso il centro, più lasciare la macchina in strada, costa. E Roma ha, tutto sommato, un costo basso: 1 euro l’ora ovunque tranne le zone a traffico limitato dove il prezzo, stando al sito di Atac, è 1 euro e 20. Una tariffa meno cara di quelle massime di Napoli e Torino (tariffa 2,5 euro/ora), Bologna (2 euro e 40), Bari e Genova (2 euro), Firenze e Palermo (1 euro e mezzo l’ora). Meno di noi solo Catania che ha un costo fisso di 87 centesimi l’ora, qualsiasi zona cittadina.

ABBONAMENTI PER I RESIDENTI
Decisamente diversificata la politica seguita dalle varie amministrazioni cittadine sul modo di trattare i residenti rispetto alla sosta a pagamento. Stando al sito di Atac, un abbonamento mensile per le strisce blu costa 70 euro. La più economica si conferma Catania: un residente può avere l’abbonamento per la sosta a pagamento alla modica cifra di 18 euro e spicci. Napoli e Milano, Bologna e Firenze adottano politiche simili: il costo è legato alla zona di residenza e un abbonamento può arrivare in entrambe sui 150 euro come costo massimo. Bologna e Firenze, invece, sono molto meno esose: si va dai 40 euro di entrambe fino ai 50 del costo massimo nella città di Dante e ai 70 per Bologna. Se Roma sembra cara, aspettare di vedere Torino: sul sito istituzionale il costo di un abbonamento arriva a 180 euro però consentendo a ciascun residente di avere “pagate” due targhe. In modo simile a Torino, quanto fatto da Genova e Bari: la prima targa costa poco, rispettivamente 2t5 e 30 euro, ma la seconda arriva a 300 euro. 

I COSTI DEL TICKET BUS
Leggermente diversa la situazione sul costo del biglietto dell’autobus. Roma, Milano e Torino hanno tutte lo stesso costo: 1 euro e mezzo per 90 minuti di validità. Sempre 90 minuti vale anche quello di Napoli, ma a 1 euro e 60, di Palermo (1 euro e 40) e di Firenze (1 euro e 20), mentre valgono 75 minuti i ticket bus di Bologna (costo 1 euro e 20) e Bari (solo 1 euro). Vince la medaglia d’oro Catania: il biglietto dura 120 minuti e costa solo 1 euro e 20.

ABBONAMENTI MENSILI
La maglia nera del costo sull’abbonamento la prende Atac: un “impersonale”, quindi cedibile, costa 53 euro, a fronte dei 46 di Genova, 42 Palermo, 40 euro Catania e 35 tutte le altre città. Lievemente più complesso analizzare i costi degli abbonamenti per studenti: Roma li lega al reddito Isee, Napoli ha un costo annuale molto basso e la più cara risulta Torino, con una differenza fra l’abbonamento normale (35,5 euro) e quello per studenti (28,4 euro) piuttosto risicata anche perché la tariffa va pagata annualmente.

LA GIUNGLA DELLE ZTL
Roma lega i permessi per la Zona a Traffico limitato al reddito Isee, al tipo di vettura, al numero di targhe associate e alla durata del permesso (annuale o quinquennale). Quindi la giungla dei costi di un tagliando segna da un minimo di 94 euro fino a oltre 2mila per un annuale. 
Milano ha avviato l’Area C: chi ha bisogno di entrare paga un ticket giornaliero che va dai 2 euro per i residenti a Milano ai 3 euro per le aziende ai 5 per i non residenti. 
Il paese della cuccagna dei residenti è dato dal duo Bologna e Catania: qui i residenti non pagano il permesso e possono segnarvi sopra ben due targhe. A Napoli il sito istituzionale riporta un costo di 10 euro per il primo permesso Ztl per i residenti, 25 per una seconda targa e 50 per una terza. Genova si conferma città economica sul primo permesso (27 euro) ma la stangata è sulla seconda targa: 300 euro. Seconda targa non consentita a Bari, Palermo e Torino mentre a Firenze un residente può segnare 3 targhe sul proprio permesso Ztl che costa solo 30 euro.