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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 15 febbraio 2018

ULTIMA CHIAMATA PER CAPANNELLE


È il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. Per 72 anni è stato gestito ininterrottamente da una sola società, la Hippogroup. Ora, complice il nuovo regolamento sugli impianti sportivi che la maggioranza 5Stelle, presentato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, porterà in Aula al voto presumibilmente martedì prossimo, l’Ippodromo di Capannelle sta per entrare in un cono d’ombra da cui potrebbe uscire ridotto come il Flaminio. 
Andiamo per ordine. Dimentichiamo le scene del film Febbre da Cavallo e le gesta (che tra l’altro si svolgevano a Tor di Valle) di Mandrake e del Pomata: da molti anni quel mondo non c’è più e i cavalli sono in crisi. 
In tutto il Lazio ci sono una quindicina di grandi allevamenti che regalano alle piste un paio di migliaia di cavalli: sono più o meno 1500 gli animali che corrono al galoppo e intorno ai 500 quelli impiegati nel trotto. 
A Capannelle si corre cinque volte a settimana: martedì, venerdì e domenica al galoppo e il mercoledì e il sabato al trotto. E proprio quest’ultima specialità - complice la chiusura di Tor di Valle nel 2013 - è l’ultima entrata a Capannelle dove, anche su richiesta dell’Amministrazione comunale, sono stati approvati e compiuti i lavori di creazione della pista del trotto, accogliendo cavalli e fantini di Tor di Valle ed evitando così che l’ippica, già duramente colpita dalla crisi, subisse anche i contraccolpi della fine dell’ippodromo del Mandrake.
Cinquantamila, più o meno, gli appassionati di cavalli: l’equivalente di una medio-alta partita all’Olimpico in fatto di afflusso di tifosi. E un giro d’affari, almeno per Capannelle, che a stento raggiunge i 5 milioni di euro l’anno, tutto compreso. 
Un centinaio, fra part e full time, i dipendenti della Hippogroup e più o meno 400 le altre figure professionali che ruotano intorno al settore: veterinari, stallieri, venditori di mangimi, vigilanza: Capannelle costa più o meno 6 milioni di euro l’anno, fra sicurezza, manutenzione, illuminazione, canone al Campidoglio. Canone che, nel 2013, venne fissato dal Tribunale fallimentare in una procedura di concordato analoga a quella oggi intrapresa per Atac in circa 50mila euro, invece degli originari 2 milioni stabiliti dal Comune quando i cavalli ancora “tiravano”. E che oggi il Campidoglio a trazione pentastellata vorrebbe nuovamente incassare. 
I conti, però, non tornano: 6 milioni i costi di oggi, 4 milioni Il contributo che il Ministero delle Politiche agricole versa all’Ippodromo, un milione o poco più il guadagno dalle attività e, quindi, in totale ogni anno Capannelle sta sotto di almeno mezzo milione di euro. Insostenibile con la richiesta di 2 milioni di canone. Anche perché la Hippogroup ha presentato un progetto per dotare di illuminazione la pista del trotto al fine di poter fare gare d’estate, quando per le norme di tutela degli animali, i cavalli possono correre solo nelle ore di frescura, tanto che gli allenamenti terminano alle 5 di mattina. Progetto che, pur avendo ottenuto il via libera dalla conferenza dei servizi, non ha mai incassato l’ok finale del Campidoglio. 
A novembre scorso, poi, il Dipartimento Sport ha adottato una determina dirigenziale con la quale, entro sei mesi, vista la scadenza della concessione, richiedeva indietro le chiavi della struttura. Per procedere, non appena approvato il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, a pubblicare un nuovo bando per assegnare Capannelle. L’approvazione del progetto di illuminazione avanzato da Hippogroup, invece, qualora approvato con le vecchie norme, avrebbe consentito un prolungamento quasi automatico della concessione. Ad andare via, però, la Hippogroup non ci pensa proprio: è stata presentata al Tar un ricorso contro la decisione del Campidoglio di richiedere le chiavi con tanto di risarcimento danni. 

MARTEDÌ AL VOTO IL REGOLAMENTO PER GLI IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI


In Aula Giulio Cesare avrebbe dovuto entrare oggi. Invece del can can mediatico organizzato dai 5Stelle per presentare il nuovo Regolamento per i 165 impianti sportivi comunali rimane solo la conferenza stampa con il sindaco, Virginia Raggi, e l’assessore allo Sport, Daniele Frongia. Domani, con la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, verrà ufficializzata la data di inizio della discussione sul provvedimento: a quanto è dato sapere, si inizierà con la seduta di martedì 20.
Non è l’unica frenata che la maggioranza grillina ha fatto sul nuovo Regolamento. Un testo fortemente contestato dalle Associazioni sportive dilettantesche, dagli Enti di promozione sportiva, dai titolari delle concessioni degli impianti. Troppo rigide le posizioni dei 5Stelle che, in partenza, avrebbero voluto adottare una sorta di tagliola su tutte le concessioni: niente più proroghe. Poi, piano piano, nel corso di una serie di assemblee dei concessionari e di riunioni della Commissione Sport, il presidente della Commissione, Angelo Diario, primo firmatario del testo, ha progressivamente ammorbidito questa rigidità comprendendo, con un po’ di sano pragmatismo, che la strada inizialmente intrapresa avrebbe rischiato di bloccare nel giro di pochi anni più o meno definitivamente tutta la pratica sportiva nei centri comunali, palestre dei municipi o grandi impianti. Insomma, il rischio “Stadio Flaminio” con la desertificazione di un settore invece dinamico e vitale era dietro l’angolo. 
Ecco, quindi, che nella trentina di emendamenti che lo stesso Diario ha predisposto al suo testo originario di fine novembre scorso, trovano posto quelli avanzati da Fabrizio Ghera, di Fratelli d’Italia, e quelli evidenziati da concessionari e associazioni. Viene introdotto il parametro europeo, prima escluso: potranno partecipare ai futuri bandi anche società non italiane purché riconosciute dal “Coni” del loro paese. E, per Capannelle - il più grande fra gli impianti sportivi di proprietà comunale - viene introdotta la possibilità che a gestirlo non siano solo società iscritte al Coni o al Comitato Paralimpico (altro emendamento inserito da Diario) ma anche le “discipline sportive associate” che pare essere un modo per evitare che chi si occupa di ippica (trotto e galoppo), essendo iscritto non al Coni ma al Ministero delle Politiche agricole e forestali, rimanga tagliato fuori dai bandi. 
Altra novità che dovrebbe entrare in discussione in Aule è quella dell’inserimento del project financing come metodo per uscire fuori dall’impasse legata a quelle società che hanno presentato progetti tecnicamente approvati ma non ratificati dal Consiglio comunale. 
Insomma, un grande ammorbidimento su tutta la linea che fa sperare se non in un voto positivo delle opposizioni almeno in una benevola astensione. Anche per questo, per non acuire uno scontro che non avrebbe avuto altro vantaggio che quello di guadagnare 4 giorni di tempo, la maggioranza grillina ha deciso di evitare di forzare il regolamento e il calendario dei lavori d’aula inserendo d’imperio la discussione e il voto sul regolamento nella giornata odierna: un atto che avrebbe solo ottenuto l’effetto di far alzare all’opposizione barricate che, forse, porterebbero non essere necessarie. 

TRAM DA PIAZZA VITTORIO A LARGO CORRADO RICCI

Fino alla metà degli anni 70 i tram arrivavano ovunque: ci sono foto d’archivio con il tram che girava intorno al Pantheon, in via Cairoli all’Esquilino, in via Appia Nuova da Colli Albani all’aeroporto di Ciampino. Prima vennero i tagli alla rete negli anni ‘60 e ‘70 in nome del progresso dei bus a gasolio, poi lo smantellamento anche dei binari durante il governo Rutelli. Ora, dietro front: Virginia Raggi, sindaco di Roma, insieme agli assessori alla Mobiità, Linda Meleo, e all’Urbanistica, Luca Montuori, ha annunciato il ripristino del tram da piazza Vittorio a largo Corrado Ricci, lungo via Cavour. Il percorso prevede che i tram provenienti dalla Prenestina, giunto a piazza Vittorio, passi per via dello Statuto, scenda per via Giovanni Lanza, confluisca su via Cavour e termini a Largo Corrado Ricci ai Fori Imperiali, a 580 metri di distanza da piazza Venezia. 5 milioni di euro l’investimento previsto con i cantieri che, nella visione del Campidoglio, partiranno a maggio 2019 per concludersi nel 2020. L’idea di chiudere il cerchio e riuscire a creare il grande passante tranviario unendo il capolinea di Largo Corrado Ricci con quello del tram 8 a piazza Venezia. Sono poco più di 600 metri ma davvero difficili: è il cuore archeologico di Roma e, secondo quanto trapela, l’idea della Soprintendenza sarebbe quella di far passare il tram lungo via Alessandria, ripristinando il tracciato del tram antecedente la creazione di via dei Fori Imperiali. Sotto i quali, comunque, dovrà passare la linea C della metro dopo aver lasciato Colosseo (giusto ieri l’assessore Meleo ha annunciato che entro una ventina di giorni inizieranno le perforazioni delle talpe meccaniche da San Giovanni a Colosseo) in direzione piazza Venezia.

mercoledì 14 febbraio 2018

STADIO, INTERROGAZIONE ALLA RAGGI. TUTTA SBAGLIATA


Ci si sono messi in due, Stefano Fassina, economista e capofila di Sinistra Italiana in Campidoglio, e Cristina Grancio, la “pasionaria” dell’urbanistica 5Stelle, strenua sostenitrice del “no” al progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. E in due hanno confezionato un’interrogazione al Sindaco, Virginia Raggi, sullo Stadio della Roma. Un’interrogazione con la quale si chiede di sapere: “se la delibera 132/2014 e la successiva 32/2017 - la prima è quella Marino/Caudo sul pubblico interesse all’opera, la seconda è quella, sempre sul pubblico interesse, ma targata Raggi/Montuori -  siano non legittime in quanto tese a favorire un soggetto privato, As Roma Spv Llc, società di cartolarizzazione del credito, in luogo della società sportiva, unico soggetto legittimato a beneficiare della procedura amministrativa semplificata”. 
Peccato che la norma, la legge 147/2013, parli di “soggetto che intende realizzare l’intervento” che deve essere corredato di un “accordo con una o più associazioni o società sportive utilizzatrici in via prevalente”. 

E, ancora: Fassina e Grancio chiedono “se l'amministrazione capitolina ha compiuto le verifiche idonee atte ad accertare la solidità finanziaria della Eurnova”, un atto non di competenza del Comune, “e se la suddetta società ha corrisposto i pagamenti pattuiti con la Sais Spa, società venditrice fallita”, altro atto sul quale il giudice fallimentare che segue la vicenda non ha ritenuto di intervenire e che comunque non rientra nelle incombenze del Campidoglio. 
Non bastasse, i due proseguono: “qualora il debitore non restituisse il suo prestito, quali garanzie avrebbero gli investitori e i cittadini di Roma”, chiedono Fassina e la Grancio, evidentemente non perfettamente consapevoli delle norme che regolano il rilascio da parte del Comune dei permessi a costruire. 
Poi, la ciliegina: Fassina e la Grancio chiedono alla Raggi “se è da considerarsi un iter procedurale legittimo che una variante generale del Prg venga 'adottata' da un organo tecnico collegiale quale la Conferenza dei servizi esautorando l'Assemblea capitolina da un dibattito e da un compito che le norme di legge le hanno destinato di diritto”. Evidentemente non deve essere chiara ai due la funzione di una legge nazionale. 
Da ultimo, forse l’unico punto sensato: è “legittimo” pubblicare il progetto senza passare prima in Assemblea con la variante? Stesso quesito che agita i sonni dei funzionari dell’Assessorato comunale all’Urbanistica.

FRONGIA SOGNA GIÀ UN POSTO DA MINISTRO



I mal di pancia interni alla maggioranza 5Stelle che circonda il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sono tutti ancora lì. La campagna elettorale, al momento, ha sortito l’effetto di anestetizzare i problemi. Che, però, restano tutti sul tappeto. A partire dalle posizioni sempre più traballanti di due assessori, Linda Meleo, attuale titolare ai trasporti, e Adriano Meloni, Commercio. Per entrambi sembra iniziato un irreversibile conto alla rovescia che li porterà, appena chiusa la kermesse elettorale, ad abbandonare la Giunta Raggi

Al posto di Meloni si sta preparando Leonardo Costanzo, attuale capo staff di Meloni, proseguendo nella politica di scegliere dentro gli stessi uffici i successori dei defenestrati. 
Era accaduto già con Andrea Mazzillo al bilancio, Luca Montuori all’Urbanistica al posto di Berdini, Margherita Gatta ai Lavori pubblici, subentrata a Berdini che aveva la doppia delega, Alessandro Gennaro al posto di Massimo Colomban alle Partecipate. 

Per sostituire la Meleo, scalpita il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che, però, per poter passare dal semplice consigliere ad occupare la poltrona di assessore che, di fatto, ha sempre gestito dovrà attendere la modifica dei regolamenti interni pentastellati che vietano questo passaggio. Regolamenti ai quali si starebbe mettendo mano anche per modificare il divieto ai due mandati consecutivi. 
E mentre questi piccoli malpancismi agitano i sonni di alcuni per la conquista di posizioni marginali c’è chi sta iniziando a pensare molto più in grande. È il caso di Daniele Frongia, già braccio destro della Raggi e suo vicesindaco. Per lui, com’è noto, venne fatta l’eccezione al regolamento grillino: eletto, si dimise per fare il capo di gabinetto, nomina poi bocciata per questioni normative. Risarcimento: ruolo di vicesindaco e assessore allo Sport. La concomitante deflagrazione dell’affaire Marra - uomo che proprio tramite Frongia entrò nel “Raggio Magico” - e dello scontro all’arma bianca con Paolo Berdini sullo Stadio della Roma, appannò temporaneamente la stella di Frongia. Che, però, è anche il più politico nella pattuglia grillina in Campidoglio: pochi mesi e, di fatto, Frongia è tornato ad essere il centro della Giunta. 
Si vede chiaramente la sua mano nella vicenda dell’Ippodromo di Capannelle e anche in quella del Cinema America di Piazza San Cosimato, che suona molto come un avviso all’attuale vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo, che Frongia non annovera proprio fra i suoi amici più stretti. I suoi successi in questi mesi - l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia a Roma, quello sulla Formula E di Alejandro Agag all’Eur - hanno fatto risalire le quotazioni di Frongia che, pur non essendosi mai ufficialmente schierato, è considerato sempre più vicino a Luigi Di Maio. Tanto che, alle prossime elezioni, nel collegio del Tuscolano Frongia è riuscito a spuntare la candidatura del suo maestro di arti marziali, Felice Mariani, con il quale l’Assessore si allena. 
Questo suo nuovo lustro lo pone in prima fila, in caso di Di Maio a Palazzo Chigi come premier, per un ruolo nella squadra di governo. 

La sua centralità sempre crescente in seno alla Giunta Raggi è dimostrata anche dall’offerta che gli è stata avanzata direttamente dal Sindaco di occuparsi, quando Meloni uscirà di scena, anche del Turismo. Un’offerta, però, che secondo quanto trapela, Frongia avrebbe declinato: la preferenza, qualora non vi fosse un approdo nella squadra di Governo, sarebbe quella di occuparsi del dossier patrimonio, che già Frongia aveva seguito durante il mezzo mandato della Consiliatura di Ignazio Marino