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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 20 settembre 2017

IL PIANO TRAFFICO? SI FA CON I "LIKE"





sabato 16 settembre 2017

NEL NUOVO STADIO 1.430 TELECAMERE


La media è una telecamera ogni 620 metri quadri: lo Stadio della Roma di Tor di Valle sarà un luogo con una elevatissima incidenza del Grande Fratello. In totale ci saranno 1430 telecamere che controlleranno e registreranno h24 ogni cosa che succederà negli 890mila metri quadri della superficie totale dell’intervento, dell’area commerciale, fra le piazze degli uffici, nei parchi, sugli approdi delle barche, sui ponti pedonali. La parte del leone la farà lo Stadio: 650 gli occhi elettronici puntati fra dentro e fuori l’impianto. Lo Stadio ha una sua sala controllo, separata da quella generale ma ad essa collegata durante eventi sportivi o di altro tipo e in connessione con i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, la Polizia e i soccorsi sanitari. 
Il maxischermo di chi controllerà le immagini in diretta nella Sala Controllo generale avrà una diagonale di quasi 17 metri e costerà 163mila euro. Sei le postazioni, ognuna con un monitor da 32 pollici (praticamente un televisore). Solo il server ha un costo di 565mila euro mentre per il sistema di gestione dei flussi di immagine la Roma spenderà 530mila euro. 
Le telecamere saranno di cinque tipi diversi. Una ventina saranno quelle che rilevano i numeri di targa delle auto: ovviamente di ultima generazione, impossibili da ingannare con flash o altri sistemi che sfruttino la catarifrangenza della targa e saranno poste a tutti gli ingressi carrabili dei parcheggi e della viabilità interna dello Stadio ma anche sulla via del Mare/Ostiense dove saranno realizzati gli svincoli per entrare a Tor di Valle. 
Una dozzina circa, invece, quelle termiche: serviranno per controllare la recinzione di confine della nuova Trigoria - l’area di allenamento della prima squadra - che, quindi, diventerà inaccessibile ai curiosi. Ciascuna camera termica, in grado quindi di rilevare il calore di un corpo, sarà affiancata ad una ad alta risoluzione destinata, quindi, a rendere riconoscibile (anche a fini giudiziari) un evento. 
Nelle aree di parcheggio e lungo le principali direttrici - aree commerciali, percorsi pedonali, piste ciclabili, attracchi sul fiume - verranno posizionate anche le telecamere ruotabili a 360 gradi, dotate, quindi, della tecnologia per seguire un evento con un potente zoom e una risoluzione di altissima gamma. 
Ultime, le telecamere 4K, quelle di ultimissima generazione che serviranno non solo per sorvegliare le strade ma soprattutto avranno la caratteristica di rendere identificabile a fini giudiziari un soggetto. In sostanza, hanno una tale qualità di immagine che il soggetto autore di un reato sarebbe perfettamente visibile e identificabile senza alcuna possibilità di incorrere in errore. 
Le telecamere saranno collocate quasi tutte sui pali della luce, a 4 metri e mezzo di altezza dal suolo, quindi in una posizione inattaccabile. E non solo sono tutte dotate di una sensibilità alla luce che le rende pienamente operative sia di giorno che di notte, ma anche il sistema di illuminazione pubblica è stato studiato in funzione proprio delle riprese del circuito di sorveglianza.  
Un discorso a parte merita la sicurezza dentro lo Stadio o subito fuori di esso in occasione di partite di calcio o di altri eventi, tipo i concerti, che la Roma prevede di poter tenere nel futuro nuovo impianto. Come detto, ci saranno 650 telecamere puntate, con server in grado di registrare ogni immagine e tenerla automaticamente in memoria per 7 giorni, a disposizione eventualmente dell’autorità giudiziaria. Dopo 7 giorni le immagini saranno cancellate in automatico. Le telecamere saranno dotate di diversi tipi di tecnologia: da quelle di “rilevamento” di un evento a quelle in grado di rendere identificabile un viso. Le immagini riprese dentro o fuori lo Stadio viaggeranno o con il wifi o su linee a fibra ottica. 
Quando saranno in calendario incontri di calcio o altri eventi da tenersi nello Stadio - da evidenziare che si può arrivare fino a 71mila persone dentro il catino dello stadio in occasione di concerti sfruttando il prato e che l’area esterna all’impianto sportivo è dotata di una cavea all’aperto da 5mila posti per concerti o altri eventi - il sistema di sicurezza e di controllo verrà ampliato con la connessione diretta con la Sala Controllo generale per monitorare in coppia il ponte pedonale nord (quello dalla stazione Magliana del treno Orte-Fiumicino Aeroporto), la passerella dalla stazione Tor di Valle della Roma-Lido, i parcheggi multipiano e quelli a raso, le strade di accesso, i parchi e le aree commerciali. Dopo di che, per accedere allo Stadio vero e proprio sono previsti 6 percorsi che conducono ai cancelli con i tornelli alti e invalicabili. Ingressi dedicati per i servizi di emergenza, la stampa, i VIP. Nel progetto, poi, per garantire la sicurezza in caso di eventi particolari, viene prevista anche la possibilità di installare sistemi di controllo con metal detector e con raggi X sul modello di quelli adottati negli aeroporti.  

STADIO, IL PERICOLO ARCHEOLOGIA


La Regione Lazio ufficializza la data di partenza della Conferenza di Servizi: 29 settembre, prima riunione. Da quel momento scattano i 90 giorni di tempo per concludere i lavori. Calendario alla mano, sarebbe fine dicembre. Ovviamente, al netto della possibilità di una sospensione per 30 giorni e dei tempi tecnici necessari a predisporre la redazione degli atti conclusivi (sempre 30 giorni). La data del 28/29 dicembre, quindi, va vista come quella di fine lavori della Conferenza non di conclusione totale del procedimento. Ieri, come Il Tempo aveva annunciato, la Regione ha inviato al Campidoglio, alla Città Metropolitana e allo Stato tutto il nuovo progetto dando 10 giorni (invece dei canonici 15) per presentare eventuali richieste di integrazioni documentali.Solo 10, visto che, in realtà, le varie amministrazioni coinvolte dovranno esaminare solo le controdeduzioni (scritte in rosso nel progetto) e non l’intera mole delle carte. 
Nel frattempo, dalle carte presentate, emergono ancora nuove informazioni. La prima riguarda una delle grandi incognite: l’archeologia. Fino alla versione 3.0 - quella consegnata venerdì 8 settembre scorso in Regione come “controdeduzione” alla chiusura negativa della procedura complessiva della Conferenza di Servizi decisoria - l’unica traccia di archeologia nel progetto era data dall’analisi dei 19 carotaggi eseguiti a suo tempo per i sondaggi geologici. E, infatti, la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma (quella nazionale) sottolineava nei suoi pareri proprio la carenza di dati sull’archeologia. 
Un adempimento, quello delle analisi archeologiche preliminari, che in una città come è Roma è tutt’altro che una mera formalità, soprattutto quando l’area di un intervento è estesa come quella del progetto Stadio, pari a 890.808 metri quadri.
Finalmente, dunque, la Roma presenta una relazione sull’archeologia. E la firma è di quelle che contano: Paolo Carafa, professore di Scienza dell’Archeologia all’Università La Sapienza, allievo di Andrea Carandini e, per inciso, appartenente a una delle più antiche e nobili famiglie d’Italia, quei Carafa che hanno dato alla Storia ben 15 cardinali e un papa, Paolo IV.
Una cospicua serie di rinvenimenti archeologici effettuati già in età moderna offre la certezza che il tracciato dell’antica Via Ostiense da Roma alla costa coincidesse quasi integralmente con quello della strada attuale”, scrivono Carafa e il suo team. Quindi, il primo problema che dovrà essere affrontato è proprio quello del rifacimento della via Ostiense/via del Mare.
Il progetto prevede una modifica consistente dell’attuale sistemazione. Fra l’incrocio con viale Marconi e quello con il Grande Raccordo Anulare, dal sistema vigente oggi (due strade parallele, ciascuna con una corsia per senso di marcia), si passerà a uno in cui la via del Mare avrà almeno sempre due corsie in direzione Ostia e la via Ostiense due in direzione Roma, più parti di complanari per favorire l’ingresso e l’uscita soprattutto allo Stadio. L’intervento più rilevante sarà la “ricostruzione di circa 2,6 km del tracciato” attuale fra Stadio e Raccordo. 
Zona, quindi, da “bollino rosso” archeologico pur se, come scrive Carafa, “ad eccezione del Ponte dell’Arca” (il ponte romano sulla via Ostiense, ndr) non sono stati rivenuti elementi attribuibili all’antica via romana “nell’area interessata dal progetto né in quelle immediatamente a monte e a valle di essa”. 
Ovviamente questo non vuol dire che non possano esserci ma solo che, ad oggi, non se ne ha traccia.
Scrive ancora il Professore che il più prossimo ritrovamento archeologico è stato documentato al km 6 in direzione Roma (all’altezza del futuro Ponte dei Congressi) e al km 15 verso Ostia (più o meno all’altezza dell’incrocio con via di Acilia).
Quali reperti, però, si potrebbero rinvenire? Di sicuro, dagli archivi, emerge la presenza di tre antiche tombe: quella del pretore Marco Antonio Antistio Lipo, vicino il Ponte dell’Arca; un sepolcro a Tenuta del Torraccio e un terzo tumulo collocato sempre in zona.
Facendo i conti, “sembrerebbero coincidere con il tracciato antico e con le aree funerarie distribuite su entrambi i lati della strada” le rotatorie, una delle complanari previste e alcuni tratti delle carreggiate. 
Tutto questo lavoro, più le risultanze di alcuni carotaggi archeologici che, per altro, stabiliscono le quote dei possibili ritrovamenti archeologici fra i 7 metri e mezzo e i 10 metri di profondità, fanno supporre che, alcune opere (principalmente pali e muri di sostegno) previste lateralmente alla via Ostiense, potrebbero incappare in ritrovamenti archeologici.
Un’altro dei problemi da affrontare riguarda la messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano che sfortunatamente si ritrova a passare sotto il Ponte dell’Arca, costruito proprio per consentire all’antica via Ostiense di superare questo piccolo affluente del Tevere.
In questo caso, però, secondo il professor Carafa non dovrebbero esserci grossi problemi: “la situazione prospettata dai progettisti non appare arrecare ulteriori danni ai resti, prevedendo il rispetto dell’ampiezza e dello spessore della struttura conservata”. Bene ma non benissimo, visto che “è possibile che a nord del ponte stesso, qualora non ancora distrutto, venga intercettato il tracciato della via Ostiense”.
Meno rassicurante il prosieguo della relazione sulle possibili interferenze archeologiche lungo il percorso del Vallerano e del Fosso dell’Acqua Acetosa. Ponte dell’Arca a parte, infatti, sono noti lungo questo asse due siti archeologici con i quali le opere in progetto possono interferire. Inoltre in alcuni punti, le opere potrebbero intersecare tratti di strade antiche, delle quali possiamo oggi solo supporre l’esistenza”.
I siti archeologici cui si riferisce la relazione sono l’antica via Laurentina, della quale è già stato rinvenuto un tratto lungo 400 metri; una vasta necropoli datata dal IV secolo avanti Cristo e usata fino al I dopo Cristo, in cui sono state rinvenute oltre un centinaio di sepolture spesso con arredi, brocche, boccali, lucerne, monete, resti di banchetti funerari. In entrambi questi siti, conclude il professor Carafa, i progetti ipotizzati potrebbero “potenzialmente interferire” con queste preesistenze archeologiche. 
Questi sono gli elementi archeologici già noti e dei quali è possibile in qualche modo prevedere l’interferenza con il progetto. Il problema, aggiunge Carafa, sono le cose che non si conoscono: “La distribuzione e la natura delle presenze archeologiche ad oggi note consente di valutare solo in pochissimi casi l’impatto delle opere sul patrimonio storico-archeologico nell’area”. Perciò è necessario che venga predisposta una campagna di scavi “a campione” (una prassi assolutamente normale e consolidata) che, però, può non essere sufficiente: “resta alta la possibilità di non intercettare presenze antiche dopo la campionatura con il verificarsi di successivi rinvenimenti inaspettati. Inoltre, anche nei casi in cui i saggi di scavo diano esito positivo, lo scavo dovrebbe essere esteso verso le direzioni in cui le strutture conservate nell’eventuale rinvenimento dovesse proseguire oltre i limiti stabiliti per il saggio. Sono evidenti le ricadute che tale strategia operativa avrebbe sulla determinazione di tempi e costi di realizzazione dell’opera, senza ridurre significativamente il rischio di rinvenimenti inattesi e di conseguente danneggiamento del patrimonio storico archeologico”. 



venerdì 15 settembre 2017

STADIO, ECCO IL PROGETTO FINALE (VERSIONE 3.0)

Primo dato: la mole di documenti presentati dalla Roma in Regione è imponente: 3489 file, quasi 17 gigabyte di “peso”, con il solo elenco di questi file raccolto in un libriccino di 176 pagine. È il “nuovo” progetto (diciamo la terza versione del nuovo progetto) dello Stadio della Roma a Tor di Valle redatto secondo le indicazioni della delibera Raggi sul pubblico interesse e predisposto come “controdeduzioni” al procedimento di chiusura della Conferenza di Servizi che si era aperta a settembre 2016. E mentre il presidente giallorosso, James Pallotta, si attende novità a breve (“Nelle prossime settimane dovrebbero arrivare notizie positive per lo Stadio”), il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, è stato, ieri pomeriggio, in Regione dove si stanno predisponendo le carte per la prossima convocazione della Conferenza di Servizi.

In sostanza, sfrondando il burocratese, i tecnici della Roma e del costruttore Luca Parnasi, hanno “aggiornato” tutte le carte, le relazioni, le tavole secondo le prescrizioni che i vari uffici pubblici (Stato, Regione, Città Metropolitana e Comune) avevano formulato sul progetto “versione Marino” e hanno chiaramente predisposto tutte le modifiche figlie della “versione Raggi”. Il tutto, quindi, viene confezionato come una specie di “risposta” ai diversi uffici che avevano (ciascuno con motivazioni diverse e di diversa rilevanza) bocciato la versione 2016 dell’intervento. Ad esempio, agli uffici dell’assessorato comunale al Commercio che avevano avanzato rilievi circa l’accatastamento da fare ai negozi posti dentro lo Stadio o nell’area commerciale (ritenuti “centro commerciale”) viene fornito un parere legale di 12 pagine che spiega punto per punto perché le attività commerciali in questione vadano considerate “esercizi di vicinato” (semplici piccoli negozi).

La parte nuova del progetto prende le mosse dalla decisione della Raggi e dei suoi consiglieri pentastellati di modificare i paletti del pubblico interesse rispetto a quelli stabiliti da Marino: tagliare opere pubbliche pagate dal privato per tagliare le cubature concesse a compensazione. Quindi, via il Ponte di Traiano sull’autostrada Roma-Fiumicino a Parco de’ Medici, con le sue complanari; via i 50 e spicci milioni di euro per finanziare la nuova tratta della metro B o, in alternativa, da spendere sulle infrastrutture della Roma-Lido. Ridotto il progetto di allargamento della stazione Tor di Valle della Roma-Lido (non deve più accogliere una nuova coppia di binari ma rimane com’è oggi) e via anche quasi la metà dei parcheggi inizialmente previsti. Risultato: via metà delle cubature del business park, quindi, taglio delle tre torri, sostituite con palazzine basse. 
In positivo viene rivisto il progetto della Via del Mare/Ostiense che, con qualche differenza rispetto al vecchio progetto, viene totalmente unificata e ristrutturata dal Raccordo allo stadio mentre  riassestata con unificazione dallo Stadio a Marconi. Il resto, opere idrauliche sul fosso del Vallerano, parchi e verde pubblico, videosorveglianza, attracchi sul fiume è sostanzialmente uguale a prima. 

Vediamo le principali novità rispetto alle precedenti versioni. Quella che più di tutte salta agli occhi è il progetto che supera finalmente il problema delle tribune del vecchio ippodromo oggetto dei piagnistei di tutti quelli che, fino all’altro ieri, neanche sapevano che lì ci fosse un ippodromo, figurarsi conoscere il nome del suo autore, Julio Lafuente. 3 milioni e 920 mila euro circa, la spesa per ricostruirne una sezione da 350 posti a sedere che, situata a nord dello Stadio, servirà come tribuna per un “nuovo ‘campetto’ multidisciplinare di utilizzazione pubblica” (calcetto e tennis) e, contemporaneamente, come “museo dell'architettura ed ingegneria sportiva degli anni 50 e 60; ed in particolare quella romana”. Altro dettaglio: a fianco alla nuova tribuna, sarà collocata, dopo il restauro, l'insegna originale “Ippodromo Tor di Valle” completa di traliccio, oggi all’ingresso dell’area. Nota per le vedove di Lafuente: secondo il professor Giorgio Muratore, massimo studioso e amico personale dell’architetto spagnolo, non esiste nessuna possibilità di “smontare” le tribune esistenti e spostarle. 

Nella giornata di oggi, dalla Regione dovrebbero partire, direzione Campidoglio, Città Metropolitana e Stato, le nuove carte progettuali e le convocazioni per la Conferenza di Servizi. Ognuna delle Amministrazioni avrà a disposizione alcuni giorni di tempo per presentare alla Roma eventuali richieste di approfondimento o documentazioni integrative. Quindi, per la fine del mese - più o meno secondo l’agenda prevista - dovrebbe essere nota la data della prima seduta della Conferenza. Da quella prima riunione partirà il conto alla rovescia dei 90 giorni. Facendo i conti, quindi, al massimo per la vigilia delle elezioni regionali (in programma a fine febbraio salvo eventuali rinvii da election day) dovrebbe essere pronunciata la parola definitiva sull’intero progetto: o il sì finale o si cancella tutto. L’obiettivo un po’ di tutti, però, è chiudere il più in fretta possibile, magari entro la fine del 2017.